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Casualmente mi “incontro” con un blog, sembrerebbe gestito da giovani, di seguaci di Beppe Grillo, ma, se sbaglio chiedo venia.
Leggo Patrizia Paganelli e vado a ricercare come il mio nome sia finito in quel portale, trovo quattro righe, per giunta scritte malissimo, dove si attacca Vittorio Sgarbi che rifiuta la cittadinanza onoraria di Agrigento e il mio articolo sull’avvenimento sgradevole che colpì Sgarbi, proprio in quella città mesi orsono.
La persona che scrive parla di pseudo giornalisti e di lecchini, riferendosi a me, al mio modo di fare il mestiere di giornalista, voglio capire e vado avanti, ma oltre alle invettive non trovo altro.Non si può liquidare con due termini impropri una questione più complessa, con offese gratuite senza che ci sia un articolato intervento che giustifichi tanto livore e superficialità nel giudizio, che nulla ha a che vedere con il termine perentorio e marchiante di: pseudo giornalismo.
Scrivere per offendere qualcuno non richiede né cultura né stile, per questo farlo lascia il tempo che trova, credo, invece, che quando si decide di etichettare qualcuno si debba essere preciso e circostanziato pensando ai risvolti che ciò produce.
Intanto, intendo diffidare per mezzo stampa, quanti pensano di giocare con le illazioni e le maldicenze inventate sul mio conto perché non sono affatto disposta a tollerarlo.
Sono una persona aperta a tutte le critiche, anche a quelle meno costruttive, sono pronta a farmi uccidere pur di concedere a chi la pensa diversamente da me di potersi esprimere, di dire la propria, di portare avanti le proprie ragioni e tensioni.
Sono tornata a Marsala da due giorni, ero andata a Roma per testimoniare in una causa molto delicata, proprio in questa occasione ho rivendicato con forza il diritto ad un interrogatorio serio, dove le risposte non si limitino in un insignificante vero o falso, ma siano articolate da più spiegazioni che possano consentire una più idonea ricerca della verità.
Il principio che muove tutte le mie azioni è legato a questo bisogno profondo della ricerca della verità, sono, infatti convinta e consapevole che si possa fare giustizia solo se e quando si riesce a fare emergere la verità, ciò che è realmente accaduto e perché.
Liquidare la mia persona con quattro maldicenze lo trovo eticamente, moralmente, ideologicamente, superficiale, scorretto ed ingiusto.
Chi mi conosce sa molto bene, che sono una persona sanamente irriverente, allergica alle posizioni di potere, ai potentati e a quanti si sentono irraggiungibili ed invincibili, per tale ragione quando e se decido di difendere qualcosa o qualcuno, non lo faccio per lui ma per un fine più alto, più nobile, per ripristinare la verità e/o commentare un comportamento che non mi è o mi è piaciuto.
Vittorio Sgarbi, tra le altre cose è molto più capace di me, dialetticamente parlando e non solo, a difendersi e non ha certamente bisogno di una giornalista qualsiasi per esistere.
Penso che, il limite del blog “dei ragazzi di Beppe Grillo” sia l’assolutismo delle loro idee, dove i buoni sono i loro amici e i cattivi i loro nemici, proprio nemici, non avversari.
Ho dovuto imparare, come sempre a mie spese, dovendo persino riassettare le mie antiche certezze, che ormai vacillano sempre più frequentemente, con un doloroso travaglio dell’anima, che non esistono i buoni e i cattivi come le favole ci hanno illuso.
Nell’immenso mondo ci sono persone un po’ buone e un po’ cattive, che pensano, vivono, sognano, amano, odiano, sbagliano, indovinano, come tutti .
Ho dovuto imparare ad accettare che la persona giusta, totalmente saggia, spiritualmente elevata, indiscutibilmente indiscussa, non esiste, …ma puoi trovarla nell’Isola che non c’è…” la mia era solo un’illusione, una speranza, una ricerca, una tensione, era soltanto il frutto di una follia della mente, che aveva bisogno di certezze per continuare a credere e sperare che qualche eletto ci fosse nel mondo cattivo e criminale e che il principe azzurro uscisse dalle favole e si materializzasse per me, mi rapisse e mi portasse via con un …Bianco Cavallo Fatato...
Un principe, un messia che arrivasse a salvarmi da tutti i malvagi, malfattori, approfittatori, violentatori, ladri ed assassini dello spirito.
Proteggendomi dagli uomini cattivi, che non sono quei buoni, che tanto ameremmo pensarli come tali, buoni a nostro modo, buoni con noi a nostro uso e consumo.
Vivere con questo delirio, induce chi ne soffre a convincersi, come è accaduto in quel blog che mi ha schernita, che i buoni siano solo quelli che la pensano come la pensano loro, al contrario i cattivi tutti gli altri soprattutto se osano prendere le difese, non richieste, di un “perfido” Vittorio Sgarbi.
“Pseudo giornalisti” lecchini per scelta, magari, per ricevere la considerazione e l’amore di un uomo di potere che con un sorriso e una carezza conquista la giornalista “sprovveduta” felicemente innamorata del suo idolo.
Una giornalista da odiare e disprezzare da chi, invece, ha deciso di innamorarsi di un altro idolo e che non può tollerare di credere che l’amore e il servilismo siano il frutto di una mente che vede negli altri ciò che non riconosce in se stesso.
Patrizia Paganelli



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