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Sabato 07 Gennaio 2012 10:46

Rosario Cascio, l'interfaccia economica di Matteo Messina Denaro

Come abbiamo raccontato ieri, il Tribunale di Agrigento  ha ordinato la confisca di beni, per un valore di circa 500 milioni di euro, apparteneneti ai fratelli Rosario Cascio, 77 anni, e Vitino, 69 anni.

I fratelli originari di Santa Margerita Belice (Ag) da decenni hanno le loro attivita’ nel trapanese. Rosario è indicato come uno dei prestanome del boss Matteo Messina Denaro.

Tra i beni confiscati vi sono il compendio aziendale e il capitale sociale della “Calcestruzzi Belice srl”, “Siciliana conglomerati srl”, “Calcestruzzi srl”, “Atlas cementi srl”, “La Inerti srl”, “Vini cascio srl”.

Il tribunale agrigentino ha anche applicato la sorveglianza speciale per 4 anni, con obbligo di soggiorno nel comune di residenza, ai due fratelli

Rosario Cascio è considerato uno dei cassieri di Matteo Messina Denaro, l'ultimo super-boss mafioso siciliano ancora latitante. Cascio era già condannato, in via definitiva, per associazione mafiosa in seguito al processo scaturito dalle accuse del pentito Angelo Siino..

 "L'imprenditore Rosario Cascio - spiega il pm Roberto Scarpinato - può considerarsi l'interfaccia economica di Matteo Messina Denaro. Abbiamo accertato che col boss latitante aveva rapporti attraverso il mafioso Filippo Guttadauro. Il sequestro del patrimonio pertanto è certamente un colpo formidabile all'economia di Cosa nostra". Scarpinato definisce l'impero imprenditoriale dei fratelli Cascio una "straordinaria macchina attraverso la quale la mafia acquisiva consenso". Il magistrato ha anche ricordato il ruolo svolto alla fine degli anni '80 da Cascio nel sistema della spartizione degli appalti: fu infatti condannato in via definitiva nel cosiddetto "processo del tavolino" che mise in luce il sistema dell'illecita aggiudicazione dei lavori ideato da Cosa nostra. Alla fine del 2008 venne nuovamente arrestato, dopo avere scontato la prima pena, "perché - spiega Scarpinato - aveva riprodotto in scala lo stesso sistema nelle province di Agrigento e Trapani".

La confisca ha riguardato 15 tra ditte individuali e società di capitali operanti prevalentemente nel settore edilizio e intestatarie, tra l'altro, di 200 appezzamenti di terreno nelle province di Trapani e Agrigento; 90 fabbricati (appartamenti, magazzini e autoparchi), 9 stabilimenti industriali, tra cui diversi silos nel porto di Mazara del Vallo; 120 automezzi (autovetture, pale meccaniche, camion, escavatori). Ancora: 60 appezzamenti di terreno nelle province di Trapani ed Agrigento; 80 fabbricati (ville, appartamenti, palazzine, autorimesse e magazzini) in provincia di Trapani ed Agrigento; 50 veicoli di differenti cilindrate; una imbarcazione da diporto.

Cascio - il "cassiere di Cosa nostra", appunto - è stato già condannato, nell'ambito del processo mafia e appalti, con sentenza passata in giudicato, a sei anni di reclusione per associazione a delinquere di stampo mafioso per avere preso parte al noto "sistema Siino", ideato dall'indiziato mafioso Angelo Siino, "ministro dei lavori pubblici" di Cosa nostra. Il 2 settembre del 2008 è stato destinatario di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Palermo poiché ritenuto responsabile di avere partecipato a un sodalizio criminoso, organico a Cosa nostra, per acquisire il controllo di attività economiche e realizzare ingiusti vantaggi e profitti dal 1994 al 2008.

 Cascio ha gestito attività economiche e lavori in subappalto, interessi imprenditoriali per conto di esponenti dei clan, assicurandosi il controllo monopolistico del mercato del calcestruzzo e del movimento terra. Con l'intimidazione ha imposto, con altri sodali, il controllo sugli altri operatori economici del settore che, con prezzi concorrenziali, tentavano di inserirsi nelle forniture. Ha avuto rapporti con Filippo Guttadauro, 60 anni, indiziato mafioso, fratello di Giuseppe, 63 anni, medico, già reggente il mandamento mafioso di Brancaccio, sposato con Rosalia Messina Denaro, sorella del celebre latitante, Matteo.

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